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UNA FIABA PER SPIEGARE IL SENSO DI NON APPAGAMENTO

2 giorni ago · · 0 comments

UNA FIABA PER SPIEGARE IL SENSO DI NON APPAGAMENTO

A volte si ha la sensazione che manchi sempre qualcosa… Una relazione va bene ma manca di divertimento e passione; al lavoro c’è un buon stipendio ma non quanto si vorrebbe guadagnare… e così via, come se mancasse un senso di PIENEZZA a quello che si sta facendo.

E questo “problema” si presenta non quando ci sono grandi problemi da affrontare ma quando le cose iniziano ad andare meglio.

Cosa accade quindi? Questa fiaba può aiutare a comprendere (p.s. può sembrare lunga ma la lettura richiede solo 4 minuti).

C’era una volta un re molto triste che aveva un servo, e questo servo, come ogni servo di re triste, era molto felice. Aveva sempre un grande sorriso sul volto disteso, e nei confronti della vita un atteggiamento sereno ed entusiasta.  Un giorno il re lo fece chiamare.                                                         

Paggio disse “qual è il tuo segreto?”                                                   

Quale segreto, Maestà?”                                                                   

Qual è il segreto della tua allegria?”

Non c’è nessun segreto Maestà”

Non mentire paggio, perché sei sempre sereno e allegro?”

Signore non ho motivo di essere triste. Con mia moglie e i miei figli vivo nella casa che ci è stata assegnata dalla corte. Ci forniscono cibo e vestiti e inoltre la vostra maestà ogni tanto mi premia con qualche moneta e possiamo levarci qualche capriccio. Come potrei non essere felice?”

Il re continuava a non capire come quel paggio potesse essere così felice vivendo di cose prese in prestito, indossando vestiti dismessi e nutrendosi degli avanzi dei cortigiani.

Quando riuscì a calmarsi, chiamò il consigliere più saggio e gli raccontò la conversazione di quella mattina.

Perchè quell’uomo è felice?”

Ah, maestà, il fatto è che lui è fuori dal giro”

Fuori dal giro?”

Esatto”.

E questo lo rende felice?”

No signore, questo non lo rende infelice”.

Vediamo se ho capito. Stare nel giro ti rende infelice?”

Esatto”.

E lui non è dentro al giro”. “E come ha fatto a uscire?”

Non è mai entrato”.

Ma di che giro si tratta?”

Il giro del novantanove”

Non ci capisco niente davvero” disse il re

Potrai capirlo soltanto se lasci che te lo dimostri con i fatti”

E come?”

Facendo entrare il tu paggio nel giro”

Si costringiamolo a entrare”

No maestà, nessuno può essere costretto a entrare nel giro”

Allora dovremmo tendergli un tranello”

Non occorre maestà. Se gli diamo l’opportunità ci entrerà da solo”

Ma lui non si renderà conto che diventerà una persona infelice?”

Sì, se ne renderà conto”

Allora non ci entrerà”

Non potrà evitarlo”

Dici che si rende conto dell’infelicità che proverà entrando in quel ridicolo giro e ciononostante lo farà e non potrà più uscirne?”

Esatto, maestà. Sei disposto a perdere un eccellente servitore per poter capire la struttura del giro?

Sì”

Molto bene. Stanotte verrò a prenderti. Devi avere preparato una borsa di cuoio con dentro novantanove monete d’oro. Non una di più non una di meno”.

Così fu. Quella notte il saggio andò a prendere il re. Insieme si nascosero vicino alla casa del paggio. E lì attesero l’alba.

Nella casa si accese la prima candela. Il saggio legò alla borsa di cuoio un foglietto con un messaggio che diceva:

Questo tesoro è tuo, è il premio per essere un brav’uomo. Goditelo e non dire a nessuno come lo hai trovato”.

Poi legò la borsa alla porta della casa del servo, bussò e torno a nascondersi. Quando il Paggio uscì, il saggio e il re spiarono le sue mosse da dietro un cespuglio.

Il servitore aprì la borsa, lesse il messaggio, agitò il sacco e, sentendo il suono metallico provenire dall’interno, venne percorso da un brivido, strinse il tesoro contro il petto, si guardò intorno per controllare che nessuno lo osservasse e rientrò in casa.

Dall’esterno si sentì che il domestico stava sbarrando la porta e i due spioni si affacciarono alla finestra per osservare la scena.

Il domestico aveva buttato per terra tutto quello che c’era sopra il tavolo, tranne una candela. Si era seduto e aveva svuotato il contenuto della borsa. I suoi occhi non credevano a quello che stava vedendo: era una montagna di monete d’oro!

Lui che non ne aveva mai toccata nessuna, adesso ne aveva un’intera montagna a sua disposizione. Il paggio le maneggiava tutte e le ammucchiava. Le metteva insieme e le sparpagliata di nuovo facendone tanti mucchietti.

E così, a forza di giocherellare, cominciò a fare dei mucchietti di dieci monete. Un mucchietto di dieci, due mucchietti di dieci, tre mucchietti di dieci, quattro, cinque, sei… E intanto faceva le somme: 10, 20, 30, 40, 50, 60… fino a formare l’ultimo mucchietto… ed era di 9 monete!

Dapprima indugiò con lo sguardo sopra il tavolo, alla ricerca della moneta mancante. Poi guardò per terra e alla fine la borsa. “Non è possibile” pensò “sono stato derubato” gridò “sono stato derubato”.

Cercò di nuovo sopra il tavolo, per terra, nella borsa, tra i vestiti, nelle tasche ma non trovò quello che cercava.

Sopra il tavolo, quasi a prendersi gioco di lui, un mucchietto di monete splendenti gli ricordava che aveva 99 monete d’oro. SOLTANTO NOVANTANOVE MONETE.

“Novantanove monete sono tanti soldi” pensò “ma mi manca una moneta, novantanove non è un numero completo” pensava “cento è un numero completo, novantanove no”.

Il re e il suo consigliere guardavano dalla finestra. La faccia del paggio non era più la stessa. Aveva la fronte corrugata e i lineamenti irrigiditi.

Il servitore prese carta e penna e si sedette per fare i conti. Per quanto tempo avrebbe dovuto mettere da parte i risparmi per comprarsi la moneta numero 100? Il servo era disposto a lavorare sodo pur di ottenerla, poi magari non avrebbe avuto più bisogno di lavorare.

Con cento monete d’oro un uomo può smettere di lavorare. Con cento monete un uomo è ricco. Con cento monete si può vivere tranquilli.

Finì di fare i suoi conti: se lavorava e metteva da parte il salario e qualche extra, nel giro di 12 anni avrebbe avuto il necessario per comprarsi un’altra moneta d’oro.

Dodici anni sono tanto tempo però” pensò.

Magari avrebbe potuto chiedere alla moglie di cercarsi un lavoro in paese per un po’ di tempo. E dopotutto lui finiva il lavoro a palazzo alle cinque del pomeriggio, per cui avrebbe potuto lavorare fino a sera e ricevere una paga extra. Magari avrebbe potuto portare in paese il cibo che avanzavano ogni sera e venderlo per poche monete.  Vendere, vendere… Perché ci volevano tanti vestiti d’inverno? Perché aveva più paia di scarpe?

Era un sacrificio ma con 4 anni di sacrifici avrebbe guadagnato la sua moneta numero 100.

Il re e il saggio ritornarono a palazzo. Il paggio era entrato nel giro del novantanove.

Nei mesi successivi il servitore seguì i suoi piani così come li aveva concepiti quella notte. Una mattina il paggio entrò nell’alcova reale sbattendo la porta, brontolando e di malumore.

Che cos’hai?” chiese il re con belle maniere.

Non ho niente, non ho niente”

Prima, poco tempo fa, ridevi e cantavi sempre”

Faccio il mio lavoro, no? Che cosa pretende vostra Maestà? Pretende che faccia anche il buffone?”

Non passò molto tempo che il re licenziò il servitore. Non era piacevole avere un paggio sempre di cattivo umore.

Tutti quanti siamo stati educati con questa ideologia. Ci manca sempre qualcosa per essere soddisfatti, e soltanto se siamo soddisfatti possiamo godere di quello che possediamo.

Per cui abbiamo imparato che la felicità arriva soltanto quando avremo completato quel che ci manca… e dato che ci manca sempre qualcosa si ricomincia da capo e non riusciamo mai a goderci la vita.

MA

che succederebbe se l’illuminazione accendesse le nostre vite e ci rendessimo conto, così di colpo, che le nostre 99 monete sono il 100% del Tesoro e che non ci manca nulla, nessuno ci ha portato via nulla, il numero 100 non è più rotondo del 99.

E’ soltanto un tranello, una carota che ci hanno messo davanti al naso per renderci stupidi, per farci tirare il carretto, stanchi, di malumore, infelici e rassegnati .

Un tranello per non farci mai smettere di spingere e tutto sarà sempre uguale.

Quante cose cambierebbero se potessimo goderci i nostri tesori così come sono?

Ma attenzione riconoscere che nel 99 sta chiuso un tesoro, non significa che dobbiamo abbandonare i nostri obiettivi. Non vuol dire accettare supinamente qualunque cosa.

Perché è un conto è accettare, un conto è rassegnarsi.

Fonte: “Lascia che ti racconti. Storie per imparare a vivere” Jorge Bucay. Ed. Rizzoli

I FIGLI HANNO BISOGNO DI UN SENSO DELLA FAMIGLIA E NON DI ESSERE POSTI AL CENTRO DELL’ATTENZIONE

7 mesi ago · · 1 comment

I FIGLI HANNO BISOGNO DI UN SENSO DELLA FAMIGLIA E NON DI ESSERE POSTI AL CENTRO DELL’ATTENZIONE

Le feste in genere rappresentano contesti sociali ed umani in cui si sviluppano dinamiche affascinanti. Giusto un mese fa eravamo nel pieno del fermento natalizio e mi è capitato di andare a vedere più di una recita di Natale. Una cosa mi ha particolarmente colpita: vedere mamme e papà applaudire ed esclamare ai propri figli “bravo, bravissimo, bene!” sia che questi cantassero e ballassero, sia che stessero seduti immobili senza fare nulla. Questo fatto mi ha fatto molto pensare.

Perchè dunque la mia domanda “genitori o famiglia?”. Semplice, perchè sembra che non stiamo interpretando nessuno dei due ruoli. Mi spiego, o meglio, vi esorto a riflettere su di un episodio a cui ho assistito in questi giorni:

Metropolitana di Milano, si libera un posto nella calca: il padre decide di far sedere il bambino di 10 anni lasciando la nonna pressapoco 70enne in piedi. Il bambino inizia a tirare dei calci alla nonna, in quanto infastidito dalla sua vicinanza e il padre, non dicendogli niente, decide di “spegnarlo” dandogli in mano il cellulare e chiedendo alla nonna 70enne di spostarsi per non subire le vessazioni del figlio.

Tutto ciò è inquietante sotto diversi aspetti ma voglio concentrarmi sull’argomento “genitori o famiglia”. Poniamo che la nonna in questione rappresenti la famiglia, ebbene, vediamo perché “vacilla” in balia di una “genitorialità compromessa”.

L’attenta lettura del libro “Il linguaggio segreto della famiglia” di Tracy Hogg (specializzata in puericultura e comunicazione interna ai nuclei familiari) ha confermato la mia convinzione: è necessario un rapido cambio di prospettiva!

  • Diventare genitori non vuol dire mettere i figli sempre in primo piano e al centro di tutto, è l’intera famiglia che (con i figli) deve essere gestita e tutelata come elemento primario.

  • E’ importante essere genitori che si occupano con attenzione e cura delle esigenze dei propri figli ma in relazione anche a quelle di tutti i componenti del nucleo familiare. Il rispetto delle capacità e delle funzioni di ognuno renderà la famiglia stabile e ben strutturata.

I due concetti, genitori e famiglia non sono in contraddizione ma è un altro punto di vista, più ampio.

Ma perchè è così complicato cambiare prospettiva?

  1. perchè non riusciamo ad abbandonare la nostra individualità. E’ più semplice di quanto possa sembrare. Basti pensare che in qualsaisi nucleo sociale, famiglia in primis, ogni comunicazione verbale (ma anche non verbale), rappresenta una strada e due sensi che influenza le parti in causa. In altre parole, quando parliamo con i nostri figli, col nostro partner, con i nonni, gli zii, si crea un reticolo di reciproci stimoli che vanno a formare le nostre opinioni e convinzioni.

  2. perchè spesso crediamo di “essere gli unici” ad inviare stimoli e a controllare certe dinamiche. Non è così.

  3. perchè siamo totalmente concentrati sui nostri figli. Quando ci convinciamo che loro possono vivere un disagio (e spesso è solo una nostra convinzione), impegniamo il nostro tempo, le nostre risorse, tutte le nostre energie pur di risolvere il problema: ricche feste di compleanno, acquisti compulsivi di abbigliamento all’ultima moda, dei più moderno apparecchi tecnologici in commercio… In teoria pensiamo di risolvere dei problemi ma nella realtà ne stiamo generando un altro, ben più pericoloso: quello di lasciar credere ai figli di essere loro il centro dell’universo, di meritare tutte le attenzioni e di non considerare il senso ed il valore della famiglia e della comunicazione di cui parlavo sopra. Finiscono per ritrovarsi viziati, soli e privi di sani valori.

Nessuno deve mettere in dubbio l’importanza della cura dei figli da parte dei genitori, della loro tutela e formazione, la funzione di guida e protezione. Tuttavia è molto rischioso svolgere queste funzioni ponendoli al centro dell’universo, suggerendo comportamenti, programmando per loro, aiutando anche quando non richiesto, gratificando senza motivo. Solo facendoli sentire parte di un nucleo (la famiglia) in cui ognuno deve svolgere il proprio ruolo per essere riconosciuto, li abitueremo ad avere capacità ed azione, anche in contesti sociali esterni alla famiglia. Trasmettere che in un progetto di cui fanno parte più persone, tutti sono importanti, effettuano scelte e aiutano all’occorrenza.

Ma se i figli occupano l’intero orizzonte e monopolizzano il tempo e l’energia, è quasi impossibile mantenere una prospettiva familiare. Il rapporto di coppia ne risente, i figli credono che il mondo ruoti intorno a loro ma si sentono anche spinti fino all’eccesso a dare il massimo.

Voi genitori, siete sempre ai posti di comando e naturalmente non smettete di occuparvi dei vostri figli e di guidarli ma tutti sono tenuti in considerazione e tutti, a seconda della loro età e delle loro capacità, svolgono la loro parte per far funzionare la famiglia.

Quando una madre è stanca o non ha tempo per terminare gli impegni domestici, non deve lamentarsi per la mancanza di collaborazione solo col marito, può rivolgersi (età permettendo) anche ai figli, è formativo! Permette loro di crescere come individui, di acquisire sicurezza, interpretando un ruolo che li fa sentire parte integrante di un progetto.

PROVA ANCHE TU A MIGLIORARE IL TUO PROGETTO:

  • guarda le cose da un’altra prospettiva

  • prova a definire “istintivamente” con alcuni aggettivi la tua famiglia nell’insieme (es.: caotica, impegnata, avventurosa, affettuosa, distaccata, ecc.)

  • prova a fare la stessa cosa coinvolgendo partner e figli, stimolandovi a vicenda su come definire il vostro nucleo familiare, serenamente e lasciando ad ognuno la libertà di esprimere le proprie convinzioni.

P.s. [Specifico che come famiglia intendo qualsiasi nucleo sociale, formato da due o più individui nella stessa abitazione, a prescindere dal vincolo matrimoniale e dal genere di appartenenza]

IL LEGAME PADRE-FIGLI SI RAFFORZA CON LA CURA E IL TOCCO DEL MASSAGGIO

9 mesi ago · · 0 comments

IL LEGAME PADRE-FIGLI SI RAFFORZA CON LA CURA E IL TOCCO DEL MASSAGGIO

I padri di oggi hanno un interesse sempre più attivo ad esserci nella cura dei loro bambini, tuttavia, a questo interesse si accompagna un senso di insoddisfazione della loro capacità di formare una relazione significativa precoce con i propri figli poichè generalmente hanno a disposizione poco tempo, limitato alle sere e ai fine settimana e occasioni rispetto alle compagne.

I padri possono però ricorrere ad altri mezzi per costruire un legame valido come quello tra madre-figlio e che trascenda dalla fase di solo cambio del pannolino o di supporto alla cura come ad esempio il tatto e la ricerca ha dimostrato che il massaggio può fungere da elemento portante per il legame padre-figlio.

Il massaggio infantile per i nuovi padri può influenzare in modo sostanziale la qualità della relazione col proprio piccolo e i benefici del tocco sin dai primissimi giorni di vita del bambino da parte del papà sono numerosi.

Dopo aver massaggiato il proprio bambino i padri riportano:

  • aumentata sensibilità nei confronti delle esigenze del proprio figlio

  • maggiore consapevolezza di contribuire al benessere del bambino

  • una diminuzione dello stress

  • una maggiore autostima come genitore

Dagli studi condotti, i papà riportano che erano anche motivati ​​a trascorrere del tempo massaggiando il loro bambino per tre motivi:

  1. dare una pausa alla mamma
  2. aiutare a diminuire lo stress nel bambino

  3. apprezzare l’opportunità di godersi il loro bambino e l’intimo legame che stavano creando

Dal canto loro, i bambini massaggiati tendevano a salutare i padri con un contatto visivo più diretto, grandi sorrisi e maggiori vocalizzazioni.

Quando un legame viene forgiato nelle prime fasi, aumentano le probabilità di un rapporto forte e sano nella vita.

Regolari sedute di massaggio possono anche migliorare l’abilità del bambino di rilassarsi e spesso aiutano a migliorare i ritmi di sonno. È un momento in cui un bambino può vedere, sentire e annusare il proprio genitore (l’odore è molto importante per un bambino piccolo) e iniziare a formare connessioni e associazioni importanti. L’allattamento al seno ottimizza la coordinazione mano-occhio; il massaggio e i movimenti semplici, come incrociare le braccia davanti al torace, e tirare ogni dito a turno a sua volta può migliorare la coordinazione e le capacità motorie.

Il massaggio stimola l’ossitocina (l’ormone dell’amore e del legame) sia nel donatore che nel ricevente, e i benefici del contatto possono effettivamente iniziare prima della nascita; il primo massaggio di un bambino può essere mentre sono ancora nel grembo materno. Incoraggio i padri a stringere e massaggiare delicatamente la pancia crescente della futura madre e a sintonizzarsi con il loro bambino e i propri sentimenti riguardo al loro bambino. È un ottimo modo per i papà di sentirsi più coinvolti nella gravidanza.

Inoltre, imparare il massaggio infantile può aiutare i papà a superare “l”ansia” di toccare il neonato. La paura spesso più grande da parte dei padri è: “le mie mani sono così grandi che ho paura di fare male al bambino”. Durante il corso di massaggio i papà imparano a toccare, capire, conoscere ed essere sensibili verso il neonato.

La partecipazione al corso e il riproporre la sequenza di massaggio nell’intimità della propria casa contribuirà a rinforzare il legame madre-padre-figlio, fornendo un momento di unione in cui ogni genitore si sentirà fortificato e rasserenato nel proprio fondamentale ruolo.

VITA DI COPPIA: 3 INGREDIENTI CHE NON POSSONO MANCARE

10 mesi ago · · 2 comments

VITA DI COPPIA: 3 INGREDIENTI CHE NON POSSONO MANCARE

La coppia che non scoppia

Quando incontro persone il cui matrimonio ha raggiunto le nozze d’oro, la prima domanda che mi viene spontaneo fare è “Qual è il segreto?” o “Come si fa?”… E puntualmente, dopo una prima risposta in cui si fa notare che la società è diversa, i ruoli della donna sono cambiati, ora ci sono molte più occasioni di distrazione ecc. ecc. Quasi tutti dicono che alla base  di una relazione duratura ci vogliono tanta pazienza e rispetto.  Indubbiamente questi sono elementi indispensabili nella vita di coppia ma bastano perché una relazione possa definirsi appagante e serena? O sono una ricetta facile da dire per il quieto vivere?

L’apparente facilità con la quale le coppie di oggi si trovano di fronte a separazioni e fallimenti, ci porta a interrogarci spesso sugli elementi di fragilità della diade invece che su quelli di forza e vitalità. Se volessimo invece porre l’accento su questi ultimi, quali devono essere le dimensioni che devono essere sempre presenti nella vita di coppia perché non scoppi?

Le tre componenti essenziali della relazione

Jole Baldaro Verde e Roberto Todella, nel loro libro “Luci e ombre nella vita di coppia oggi”, paragonano la stabilità della coppia a un triangolo. I suoi 3 lati rappresentano le tre componenti essenziali di una relazione:

  1. L’INTIMITA’ EMOTIVA
  2. LA PASSIONALITA’
  3. LA PROGETTULITA’

Quale che sia la fase di vita della coppia (formazione della relazione, fase della transizione alla genitorialità, coppia in fase adulta anziana ecc.) i tre lati del triangolo devono essere tutti presenti e attivi affinchè la relazione non si interrompa.

L’intimità emotiva permette di riconoscere l’altro come compagno di vita, punto di riferimento affettivo e complice cui fidarci e affidarci sia nei momenti di benessere che in quelli di difficoltà.

La passionalità erotica significa garantire l’espressione degli aspetti più liberi, intimi e istintivi del nostro comportamento, rispettare e riconoscere l’altro nella sua completezza.

La progettualità, intesa come programmare il week end fuori porta, l’acquisto di una casa o la scelta di diventare genitori, consente alla coppia di proiettarsi in un futuro condiviso.

3 ingredienti presenti in parti uguali

Cosa accade invece se i tre lati del triangolo non sono sufficientemente rappresentati?

Priva di intimità erotica la relazione diventa amicizia, appoggio affettivo e penalizza non solo il bisogno sessuale e l’eros ma mortifica anche il senso di appartenenza al proprio sesso, quell’essere maschio e femmina il cui specchio sono il desiderio e il rapporto sessuale.

Una coppia dove invece è carente la progettualità si appiattisce e si logora sul presente. Ma anche di sola progettualità la coppia muore: organizzare e programmare la vita quotidiana, i figli, il lavoro, le vacanze trasforma la coppia in una società di servizi dove presto o tardi si insinua il tarlo di ciò che manca: passione ed emozioni chiedono la loro parte e facilmente vengono cercate “altrove”.

La casa come luogo fisico di condivisione non crea necessariamente l’intimità, si può organizzare e gestire efficacemente questo spazio comune adattandolo alle proprie esigenze, del partner e dei figli e viverlo senza però abitarlo intimamente.

Si vede quindi come la vita di coppia non necessita solo di questi tre ingredienti ma che siano presenti in parti uguali. Intimità, passionalità e progettualità devono essere adeguatamente rappresentati affinché la coppia non si senta schiacciata e penalizzata dalla vita a due.

Un triangolo che se all’inizio è facile costruire, necessita di impegno e attenzione per mantenerlo.

Cosa posso fare per avere tutto questo?

Bene, puoi fare molto, puoi fare praticamente tutto e se non sai come, ora sai che è comunque possibile e che c’è qualcuno che  può aiutarti a realizzarlo.

 

ALCUNI NEONATI PIANGONO PIU’ DI ALTRI?

10 mesi ago · · 0 comments

ALCUNI NEONATI PIANGONO PIU’ DI ALTRI?

Quasi sempre, un bambino che piange con facilità e insistenza può essere causa di stress per i genitori che, al crescere del pianto, iniziano a sentirsi in qualche modo responsabili del comportamento del bambino e a temere che le persone li giudichino in modo severo considerandoli inesperti.

Puo’ un massaggio alleviare le coliche del bambino?

12 mesi ago · · 0 comments

Puo’ un massaggio alleviare le coliche del bambino?

Uno dei disturbi più diffusi nei primi mesi di vita del bambino è dato dalle coliche.

Queste solitamente iniziano a presentarsi nella seconda settimana di vita del piccolo raggiungendo il picco di episodi attorno alle sesta settimana per poi risolversi gradualmente dopo questo arco di tempo.

Esercizio breve e semplice per connettersi con se stessi

3 anni ago · · 0 comments

Esercizio breve e semplice per connettersi con se stessi

Agosto, tempo di ferie e per molti di mare.
Avete mai pensato che il mood rilassato e la location balneare sono condizioni ideali anche per permettere l’apprendimento di qualcosa di nuovo?
In particolare un nuovo modo di stare con se stessi, di concedesi una coccola quotidiana, con impegno, costanza e la consapevolezza di prendersi cura di se stessi come primo passo per il proprio benessere.

Come sopravvivere alla vacanza con i figli

3 anni ago · · 0 comments

Come sopravvivere alla vacanza con i figli

Sì, il titolo sembra essere drastico ma oltre a un pizzico di ironia devo ammettere che spesso mi sono trovata di fronte a genitori allarmati all’idea di passare l’intera giornata con i propri piccoli fino a ricevere rivelazioni ben più disarmanti quali: “non vedo l’ora di tornare al lavoro così mi riposo”.

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